Segnalazioni
recensioni e altro dal mondo dell'editoria
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Il volume,
riccamente illustrato, è completato da un prezioso repertorio in cui
sono raccolte le biografie dei designer, le schede che illustrano le
principali manifatture tessili illustrate, un glossario di termini
tecnici e la bibliografia. |
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Il tessuto
dall’Antico al contemporaneo, potrebbe essere un ulteriore sottotitolo
del volume dedicato al Museo del Tessuto di Prato che presenta una nuova
pubblicazione editoriale della neonata casa editrice Museo del Tessuto
Edizioni. Dal reperto copto alla produzione pratese attuale attraverso
gli esemplari del Museo si ha una panoramica del tessile, proposta,
nelle tre sezioni del volume, captando le mutazioni che hanno
interessato i settori della moda, del costume dei tessuti tradizionali
seguendo un percorso su territori europei ed extraeuropei. La
specificità del Museo, quale luogo di incontro tra il passato e il
presente viene chiarito dalla trattazione degli argomenti. La relazione
tra il Museo e le donazioni che in trent’anni hanno permesso un aumento
della collezione, fa sì che il museo mostri la sua principale qualità:
essere a livello internazionale fucina di creatività e sperimentazione
grazie all’attenzione per l’industria del territorio. La presentazione
nel volume di alcuni campioni per la stagione autunno/inverno 2007/08
delle aziende locali è sì un’anteprima editoriale, ma è soprattutto un
incipit che evidenzia come attraverso la conoscenza e l’approfondimento
tra una realtà museale e quella industriale nascano indirizzi e tendenze
a sostegno della ricerca futura e l’innovazione del territorio che da
sempre ha conosciuto nell’ambito del tessuto la sua ricchezza. I testi
si presentano in formula chiara e scorrevole, adattando i contenuti
storici e scientifici a parametri di lettura che illustrano le
collezioni secondo una formula appropriata per più categorie di
pubblico. |
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In una
cornice molto suggestiva, il Castello Odescalchi a Bracciano, la mostra,
di cui il presente volume costituisce il catalogo, ha presentato una
selezione di costumi di scena realizzati dalla Sartoria Teatrale Farani
in quasi cinquant’anni di attività e un’altra serie di abiti autentici
che fanno parte della collezione che oggi raccoglie più di 700 pezzi che
vanno dalla metà del Settecento fino agli anni ’70 del Novecento. Tra
gli abiti esposti: quelli di Jane Fonda nel film Barbarella di Vadim, il
frac di Marcello Mastroianni indossato nel film Intervista di Fellini,
alcuni costumi di scena indossati da Richard Burton, Donald Sutherland,
Silvana Mangano, Sofia Loren, Roberto Benigni, Massimo Troisi e Totò. Si
tratta di realizzazioni indimenticabili, che non poco hanno contribuito
al successo dei film di Pasolini, di Zeffirelli e di Fellini e la cui
qualità è stata riconosciuta più volte a livello internazionale con
l’attribuzione di premi Oscar. |
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Nel catalogo
troviamo, a corredo delle schede dei manufatti esposti, alcuni
interessanti saggi che ricostruiscono i percorsi economici dei tessili
nell’area mediterranea (Giampiero Nigro e Marco Spallanzani), indagano
la produzione tessile islamica nella penisola iberica (Laura Ciampini) o
nel Rinascimento italiano (Anna Contadini). Anche l’arte tessile della
Turchia era presente in Italia nella Guardaroba Medicea (Roberta Orsi
Landini), come pure moltissimi tessili islamici (Mario Scalini). Il
tappeto è forse il prodotto tessile che più rappresenta la simbiosi
delle diverse culture (Alberto Boralevi). |
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Questo
numero di FiloForme è dedicato alla mostra “Tessuti e ricami per
l’Eucaristia” allestita a Udine nel Museo del Duomo, in occasione della
riapertura del Battistero. |
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Dopo le numerose iniziative promosse nel corso del 2001 in onore di Cesare Vecellio, la Provincia di Belluno torna ad occuparsi dell'artista cadorino con la pubblicazione del volume Il vestito e la sua immagine. Atti del convegno in omaggio a Cesare Vecellio nel quarto centenario della morte (Belluno, 20-22 settembre 2001), a cura di Jeannine Guérin Dalle. Il libro, sicuramente imperdibile per quanti si occupano di storia del tessuto e dell'abbigliamento, raccoglie i numerosi interventi dei relatori del convegno di studi riunitisi traendo spunto dall'opera forse più famosa del Vecellio, il libro Degli habiti antichi et moderni di diverse parti del mondo, edito nel 1590. I saggi, come spiega la curatrice Jeannine Guérin Dalle Mese nell'Introduzione, sono raggruppati nel volume in varie sezioni, ognuna dedicata a un preciso argomento: da quelli che si occupano in primis dell'opera vecelliana, si passa agli interventi dedicati all'abbigliamento del XVI secolo e a quelli su gioielli, stemmi e arredi. Vi è poi una sezione dedicata al teatro e ai costumi dell'epoca coeva al Vecellio. Infine gli ultimi interventi ci conducono fino alle attuali rappresentazioni dell'abbigliamento rinascimentale nel cinema e nella fotografia di moda. Anna Pietropolli |
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In
questo volume troviamo una trattazione chiara e sintetica, oltre che scientificamente
corretta, dedicata alla storia e simbologia dei paramenti sacri e delle
insegne liturgiche tuttora maggiormente in uso. L'autore dell'opera, don
Pietro Rossi, traendo spunto dal prezioso volume di Joseph Braun Die Liturgische
Gewandung, im Occident und Orient, edito nel 1907 in Germania (di cui
venne pubblicata in Italia una traduzione ridotta nel 1914 dal titolo
I paramenti sacri, loro storia, uso e simbolismo), ha voluto fornire un
utilissimo compendio sulle origini e l'evoluzione fino ai giorni nostri
delle vesti e delle insegne liturgiche, spiegandone con cura i significati
simbolici, con particolare attenzione a quelli legati ai colori. Un libro
certamente utile per tutti coloro che vogliano riscoprire il valore culturale
e religioso di questi importanti oggetti del culto, prezioso anche per
gli studiosi di storia dell'arte e dei tessili. |
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Il
volume è il catalogo dell'omonima mostra tenutasi a Chieri (TO) dal 7
luglio al 28 settembre 2003, dedicata all'opera di Luisella Rolle, artista
torinese con studio a Pino Torinese,alla riscoperta degli archetipi e
dell'analisi dell'individuo sotto il profilo antropologico, indagandonee
e intrecci, sperimentando le possibilità della Fiber Art, a cui è approdata
da qualche anno con risultati di rilevante interesse. Come rileva Silvana
Nota nel saggio introduttivo al catalogo delle opere, Luisella Rolle è
attenta osservatrice delle nuove tendenze, ma al contempo fedele al proprio
sentire: ciò fa sì che interpreti con originalità la Fiber Art, corrente
nata nel cuore delle avanguardie ma sviluppatasi soprattutto dopo gli
anni Sessanta in Nord Europa e negli Stati Uniti, e che vede al suo interno
gli artisti esprimersi attraverso la fibra. I fiber artist, o artist weaver
appunto, creano arazzi, sculture tessili, installazioni e fantasiosi esempi
di wearable art o arte da indossare, rubando le tecniche alle arti applicate
e agli artigiani e realizzando opere uniche nelle quali l'autore è ideatore
ed esecutore della propria opera. Le opere di Luisella Rolle presenti
in mostra, una ventina di pezzi manipolati, detessuti, tinti, lavorati
al piccolo telaio oppure off loom, sono rappresentativi di alcune tra
le città più note per le loro "specialità" tessili: la Chieri della tela
bandera e del fustagno, in primis, a cui rende un omaggio speciale; quindi,
tra sete, lane e altri materiali, ritroviamo Biella, Sondrio, Carmagnola,
Prato, Forlì, Venezia. Poi Torino, immaginata come metropoli che raccoglie
intorno a sé i centri di tessitura, per arrivare a suggestivi sguardi
su Paesi lontani, come il Perù e l'India. Un itinerario che la vede inoltre
elaborare sette pagine tessili in cui fonde l'esperienza della Fiber Art
a quella del libro d'rtista. Luisella Rolle lo interpreta tessendo, con
un vecchio telaio di famiglia, pagine sulle quali scorre la fiaba metropolitana
anonima La Rondine Amica. Parole astratte, appena suggerite da spunti
visivi e cromatici delicati e aerei, come la struttura del libro-installazione
che sembra aprirsi al soffiare d'un leggero vento urbano. |