|
||||
![]() |
FILO FORME anno 4 n. 10 Presentazione
Divise
o uniformi? Uniformi
civili nel Regno Lombardo-Veneto Profonda è l'influenza esercitata dalle vesti militari sulla moda civile, che mutua dalle prime particolari tipologie di tessuto ed elementi accessori. L'uniforme militare ha funto anche da esempio nella definizione delle divise dei corpi municipali, di associazioni sportive e patriottiche, nel rispetto di apposite normative dirette a tutelare estetica e decoro nonché mirate ad evitare analogie con il vestiario delle forze armate statali. Nel Regno Lombardo-Veneto, la legislazione in materia di uniformi civili è sancita dal decreto Normale per l'Uniforme accordato agli Impiegati dello Stato pubblicato a Milano e Venezia nel 1815. I decreti atti a determinare foggia e caratteristiche delle uniformi sono accompagnati da figurini e spesso, dai modelli dei ricami a grandezza naturale; tra i motivi diffusi nel Lombardo-Veneto, ricorrono rami frondosi intrecciati a nastri, foglie di vite, grappoli d'uva e spighe di grano con andamento a meandro, ripresi dalle divise dell'Impero Asburgico. Essi possono essere ricondotti a precisi significati simbolici, rappresentativi delle virtù che ogni pubblico funzionario deve praticare nell'esercizio delle proprie mansioni. Si delinea così la professione del disegnatore per la produzione di abbigliamento in serie (precedente prossimo degli stilisti di moda), con il conseguente sviluppo dell'attività di ditte specializzate, con le quali furono chiamati a collaborare anche noti pittori e disegnatori quali Quinto Cenni e Mosé Bianchi. Notizie
dal "Giornale dei Sarti" sulle uniformi per la guardia nazionale
e i volontari In un momento storico e politico ben preciso anche un periodico altamente specializzato e dedito alle novità della moda francese quale il "Giornale dei Sarti" ebbe modo di occuparsi di uniformi. Oltre che fornendo i necessari figurini e modelli il giornale si impegnò in un'opera di informazione volta a un pubblico non ristretto e talora di provincia. Agli associati si dava la possibilità di accedere alle prescrizioni date dai regolamenti ufficiali e di informarsi con esattezza sui modelli, i colori e i materiali necessari al taglio e alla confezione delle divise. Tali dati danno anche conto di una specifica domanda da parte del sarto, il quale doveva saper realizzare, secondo norme precise e ineludibili e un'alta professionalità, le uniformi richieste dai "militi". Questo in un contesto che talora lascia pure trasparire un serpeggiante dibattito sul primato della sartoria francese su quella italiana. Sorelle.
Le uniformi storiche delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa
Italiana In un mondo in cui "uniforme" era ancora un termine declinabile al solo genere maschile, le divise delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana hanno sancito la visibilità di un ruolo che, seppure da tempo esistente e ritenuto indispensabile, solo agli inizi del XX secolo ottiene una precisa identificazione, grazie anche ad uniformi che, se inizialmente lasciano qualche concessione alla civetteria dell'acconciatura e dell'abito, ben presto vengono precisamente regolamentate e rese più funzionali in relazione con le attività svolte.
|