Direttore responsabile Luca Parisato

Responsabile di redazione Anna Pietropolli

Comitato scientifico
Maria Beatrice Bertone storia del tessuto e del ricamo
Isabella Campagnol storia dell'abbigliamento
Giovanni Curatola storia dei tessili orientali
Lucia Meoni storia degli arazzi
Stefanella Sposito storia dei tessili contemporanei
Annamaria Morassutti restauro dei tessili

Grafica Annalisa Cagnin

Grafica web Cristiano Sant

filo forme
Quadrimestrale di storia, arte e restauro dei tessili
Redazione: casa editrice il prato via Lombardia, 41/43 35020 Saonara (PD)
tel. 049.640105 fax 049.8797938 www.ilprato.com ilprato@libero.it


Numeri Precedenti

FILO FORME anno 6 n. 14
English Abstract

Editoriale
Con questo numero di Filoforme, che si presenta più corposo rispetto alle normali uscite e senza la caratteristica monografica, la casa editrice intende recuperare i ritardi accumulatisi rispetto alla periodicità quadrimestrale della rivista, riunendo in un’unica uscita le due annate 2006/2007 e chiudendo di fatto il primo ciclo di Filoforme.

Le caratteristiche di questo numero – articoli su tutti i settori del tessile trattati e maggiore numero di pagine – saranno anche quelle che ritroverete dal 2008, che vedrà la pubblicazione della rinnovata serie di Filoforme, che ospiterà inoltre una nuova sezione dedicata alle “Arti applicate al tessile”.

Date le nuove caratteristiche della rivista, il prezzo di copertina e l’abbonamento a tre numeri subiranno un lieve rialzo. Gli abbonati in corso riceveranno i numeri compresi nell’abbonamento da loro sottoscritto a prezzo invariato.

Ci auguriamo quindi che questa nuova formula editoriale possa incontrare i vostri gusti e, anzi, garantire informazioni sempre più puntuali e accurate a tutti coloro che si occupano del tessile e delle sue molteplici sfaccettature.
Il Prato

Sul filo della poesia: gli scialli del Kashmir Amlikar: lo scialle ricamato del Metropolitan Museum of Art di New York
Elisa Gagliardi Mangilli (pag. 3)

Il saggio introduce la produzione tessile degli scialli del Kashmir, con particolare riguardo alla nomenclatura tecnica nelle lingue locali, distinguendo le varie fasi di lavorazione. Dopo un’introduzione storica si descrivono le varie tipologie di scialli e l’evoluzione dei motivi decorativi.
Nella seconda parte dello scritto si analizza un particolare Amlikar, della ricca collezione del Metropolitan Museum di New York, che presenta un’iconografia piuttosto interessante. Infatti su questo scialle figurato è ricamata una serie di immagini che sono riconducibili all’opera letteraria di uno dei più celebrati poeti persiani del XII sec., Abu Muhammad Ilyas ibn Yusuf ibn Mu’ayyad, noto come Nizami.
Il puntuale confronto fra le dettagliate scene rappresentate sullo scialle e alcune miniature relative al Khamsa di Nizami rendono evidente la fonte di ispirazione. L’attribuzione del personaggio Majnun (che significa “pazzo d’amore”) viene confermata dalla lettura di una delle iscrizioni riportate sullo scialle. Il riferimento ad alcuni episodi del poema e la loro contestualizzazione fanno di questo scialle uno dei rari esempi di “scialli letterari”, in cui poesia e abilità tecnica si combinano armoniosamente.

Alcuni importanti interni con arazzi nei Paesi Bassi
Hillie Smit (pag. 15)


Tra le collezioni olandesi di arazzi, quelle dei Paesi Bassi sono tutte inventariate e pubblicate. Dopo il primo volume dedicato alle province meridionali (1988) e il secondo relativo al Rijksmuseum di Amsterdam (2004), verrà presto pubblicato anche il terzo volume relativo alle rimanenti collezioni pubbliche. Questo articolo dà un’anticipazione di alcuni importanti arazzi conservati in interni, che saranno pubblicati nel terzo volume. Gli arazzi qui presentati sono: il set di due arazzi di Antwerp della Town Hall a Nijmegen, con le Metamorfosi e la Storia di Didone ed Enea (c. 1677); il set di Oudenaarde con Il Pastor Fido (c. 1730) conservato nel Museo Simon van Gijn a Dordrecht, il set di Delft con il Paesaggio con animali (c. 1670) a Slot Zuylen, Paesaggio con figure allegoriche, da Amsterdam (1710), nella Town Hall di Enkhuizen, un set delle Stagioni (c. 1730-1750) – proveniente probabilmente da Berlino – nel Castello Amerongen, e due arazzi da Tournai (c. 1790) nel Parliament Building a The Hague. I tre grandi arazzi della Scuola Meridionale Olandese con la Redenzione di Gesù Cristo (c. 1500-1520) nel Castello De Haar, l’Udienza dell’imperatore cinese proveniente da Beauvais (c. 1700) e i due arazzi con soggetto mitologico provenienti da Aubusson (c. 1782-1790), nella House Doorn, sono esempi di arazzi acquisiti più tardi.

Una “inedita” fonte d’abbigliamento maschile del Cinquecento.
Spunti metodologici
Francesca Piovan (pag. 20)


Il contributo intende valutare l’attendibilità vestimentaria e la coerenza cronologica di un inedito testo figurativo di moda - il disegno di un giovane in giubbone e bragoncini, rinvenuto tra gli atti di un notaio trevigiano del XVI secolo - proponendo un percorso metodologico d’indagine basato sull’analisi comparata di fonti coeve.

La moda “a tavola”.
Relazioni tra figurini di moda e oggetti d’arte applicata nella seconda metà del Settecento
Isabella Campagnol Fabretti (pag. 23)


Nell’ultimo quarto del Settecento la pubblicazione in Francia delle prime riviste di moda favorì la diffusione e la circolazione delle novità nel campo dell’abbigliamento. I figurini acquerellati, corredati da didascalie esplicative, iniziarono ad essere ben presto pubblicati anche in Italia, spesso riprendendo identici modelli francesi. Rappresentazioni di abbigliamenti “alla moda” compaiono anche in oggetti d’uso, come vasellame o cristallerie, costituendo un’ulteriore possibilità di diffusione delle mode presso un pubblico non sufficientemente abbiente o letterato per acquistare le riviste. Alcune esempi di porcellane e vetri prodotti in area veneta nel periodo in esame offrono la possibilità di analizzare in che modo le nuove mode provenienti da Francia e Inghilterra vennero recepite nel territorio.

Sulle tracce dell’allume di Roma
Stefanella Sposito (pag. 27)


L’allume di rocca, estratto dall’alunite mediante un complesso processo di trasformazione, era noto alle popolazioni antiche fin dai primordi della nostra civiltà anche come mordente nelle tinture per tessuti. Gli “itinerari dell’allume” hanno influenzato, con le loro dinamiche storico-economiche, buona parte dello sviluppo mercantile del Mediterraneo, determinando fortemente anche la qualità della produzione dei manufatti tessili in ambito europeo. Ne danno testimonianza molte fonti letterarie, ricettari e libri di conti provenienti dalle botteghe artigiane, dove vigevano sostanziali diversificazioni nell’uso delle sostanze tintorie e delle loro applicazioni sulle differenti fibre, al fine di ottenere molte tonalità di colore. La scoperta dei ricchi giacimenti di allume, avvenuta nel 1460 sui Monti della Tolfa, una località dell’alto Lazio, a nord-est di Civitavecchia, di proprietà dello Stato Pontificio, produsse redditi regolari e sostanziosi, che confluirono inizialmente nella “Cassa della Crociata”, fondo monetario adibito per la Seconda Crociata contro i Turchi. Per oltre tre secoli la Camera Apostolica permise, nel territorio, l’estrazione e la lavorazione dell’allume, attraverso l’appalto delle cave a cielo aperto e in seguito in galleria, concesse ad importanti famiglie fiorentine, genovesi e pisane come i Medici, i Chigi, i Pazzi ed i Pallavicino. Le cave dei Monti della Tolfa sono considerate dagli storici la più importante impresa mineraria del XVI secolo in Europa.

Il restauro dei paramenti del vescovo Fidenzio. Un “brandello” di storia padovana
Annamaria Morassutti (pag. 39)


I tessuti oggetto del restauro sono databili al 1595, all’epoca della ricognizione del vescovo padovano Marco Corner, che volle, 146 anni dopo la precedente sistemazione, adornare le spoglie di San Fidenzio di mitria, pianeta, stola e manipolo, ogni cosa di color bianco. Il recupero dei paramenti, gravemente deteriorati, ha permesso di riscoprire anche un “brandello” di storia padovana.

Dignità e splendore. Gli indumenti e i parati di uso liturgico dei secoli XVI-XIX del Museo Diocesano di Rieti
Ileana Tozzi (pag. 46)


Il saggio contiene un profilo storico critico della collezione tessile esposta nel Museo dei beni ecclesiastici della Diocesi di Rieti, nella quale sono conservati parati vescovili, insegne, accessori liturgici dal XVI al XIX secolo. A corredo sono presentate le schede di alcuni manufatti.

 

FILO FORME anno 5 n. 13
English Abstract

Presentazione
Maria Beatrice Bertone

In questo numero sono proposti tre articoli, che hanno come tema comune i paramenti sacri, quali veicoli di trasmissione nei secoli di molta parte del patrimonio tessile in Italia.
Il paramento sacro viene presentato per essere stato un oggetto d’uso ecclesiastico e come tale è inserito nel patrimonio ecclesiastico di molte chiese. Lo strumento per conoscere spesso l’entità e la storia di molti paramenti risulta essere quello dell’indagine archivistica, sia in presenza di paramenti sia in loro assenza nel contesto di un edificio sacro. L’indagine archivistica è polivalente nel fornire informazioni e la lettura dei documenti va condotta con strumenti interdisciplinari.
I paramenti sono un importante riferimento nella documentazione di un’epoca, della storia dell’abbigliamento ecclesiastico, completano l’immagine di un’epoca o la storia dell’edificio in cui sono conservati, dei personaggi che li hanno donati oppure indossati, dando a loro volta occasione per suggerire ricerche, o esposizioni, per approfondire i temi. In tali contesti è possibile valorizzare il bene, tessuto o ricamato, con proposte finalizzate alla loro conservazione e tutela.
Nei secoli la trasmissione di questi beni è stata soggetta a molte condizioni che non si differenziano in relazione all’epoca, e che hanno determinato spesso la dispersione, la cattiva o la buona conservazione dei paramenti. Per questo la ricerca e lo studio nel settore del restauro devono poter apportare metodologie appropriate, interagire con l’indagine storica del bene oggetto di intervento. L’aggiornamento degli studi e la possibilità di porli a confronto è uno dei mezzi più appropriati per promuovere e valorizzare il settore.
Questo soprattutto perché la conoscenza dei paramenti sacri da parte del pubblico non specialistico, risulta variegata, e dunque più le ricerche, gli studi, le esposizioni proseguiranno seguendo parametri scientifici non improvvisati, più sarà possibile operare in maniera unitaria per la valorizzazione dei beni tessili.

Un’indagine campione per la conoscenza dei paramenti sacri in alcune fonti ecclesiastiche tra la metà del XVI e gli inizi del XVII secolo
Michela Cimolino (pag. 13)

Lo studio vuole fornire uno strumento di valutazione e di indagine nella storia dei paramenti sacri, prendendo a modello un particolare momento storico e un territorio, chiarendo l’utilità della verifica delle visite pastorali come fonte di conoscenza dei tessuti e dei paramenti. L’analisi documentaria risulta efficace e importante nel caso di confronti diretti con oggetti riferiti all’epoca del documento e presenti ancora nelle chiese, come altrettanto lo è nel caso in cui la chiesa di riferimento nel documento non possegga più beni pertinenti il periodo del documento stesso.

PARAMENTI e PATRIARCHI
Nuova esposizione di tessuti nel Museo del Duomo di Udine
Maria Beatrice Bertone (pag. 10)

Una nuova esposizione di tessuti nel Museo del Duomo di Udine è dedicata ai secoli XVII e XVIII. In evidenza i paramenti donati dai Patriarchi Dolfin, che illustrano le tipologie tecniche e stilistiche nella produzione tessile e del ricamo. I corredi descrivono la storia dell’abbigliamento ecclesiastico, dall’abito all’accessorio, documentando l’impiego dei singoli oggetti durante le celebrazioni di un tempo. L’esposizione si collega a quella delle altre sale, in cui è esposto il corredo funebre del Patriarca Bertando di Saint Gèniés (XIII-XV secolo), formando un percorso della storia del tessuto unico nella regione Friuli Venezia Giulia.

Studi, ricerche e restauri sul ricamo in Italia
Flavia Fiori, Maria Beatrice Bertone
(pag. 13)

S’intitola “Telai” l’ultimo spettacolo di Laura Curino, che interpreta il lavoro scenico come narrazione di vite vissute, affabulazione di memorie personali e collettive. Il filo conduttore del testo teatrale è un telaio. Ad esso rimanda ogni singola storia di questo straordinario archivio del nord-est, storie di vita di una decina di donne vissute tra Schio e Venezia tra il 1600 e i primi anni del Novecento. Intorno ai ferri del mestiere, arcolaio, ago, tombolo, spoletta, si coagulano tempi, luoghi, personaggi, vicende intime, mai disgiungibili dalle coordinate socio-economiche e politiche del momento storico in cui si situa la trama del discorso. Elemento scenico straordinariamente funzionale alla narrazione: un rettangolo di stoffa leggera, che diventa di volta in volta soggolo virginale di suora, trepidante velo da sposa, scialle, cappuccio, sopraveste….insomma proprio quell’indumento che contrassegna la singolarità assoluta di ogni esistenza.

 


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