FILO
FORME anno 6 n. 14
English
Abstract
Editoriale
Con questo numero di Filoforme, che si presenta più corposo rispetto
alle normali uscite e senza la caratteristica monografica, la casa
editrice intende recuperare i ritardi accumulatisi rispetto alla
periodicità quadrimestrale della rivista, riunendo in un’unica
uscita le due annate 2006/2007 e chiudendo di fatto il primo ciclo
di Filoforme.
Le caratteristiche di questo numero – articoli su tutti i settori
del tessile trattati e maggiore numero di pagine – saranno anche
quelle che ritroverete dal 2008, che vedrà la pubblicazione della
rinnovata serie di Filoforme, che ospiterà inoltre una nuova sezione
dedicata alle “Arti applicate al tessile”.
Date le nuove caratteristiche della rivista, il prezzo di copertina
e l’abbonamento a tre numeri subiranno un lieve rialzo. Gli abbonati
in corso riceveranno i numeri compresi nell’abbonamento da loro
sottoscritto a prezzo invariato.
Ci auguriamo quindi che questa nuova formula editoriale possa
incontrare i vostri gusti e, anzi, garantire informazioni sempre più
puntuali e accurate a tutti coloro che si occupano del tessile e
delle sue molteplici sfaccettature.
Il Prato
Sul filo della
poesia: gli scialli del Kashmir Amlikar: lo scialle ricamato del
Metropolitan Museum of Art di New York
Elisa Gagliardi Mangilli (pag. 3)
Il saggio introduce la produzione tessile degli
scialli del Kashmir, con particolare riguardo alla nomenclatura
tecnica nelle lingue locali, distinguendo le varie fasi di
lavorazione. Dopo un’introduzione storica si descrivono le varie
tipologie di scialli e l’evoluzione dei motivi decorativi.
Nella seconda parte dello scritto si analizza un particolare
Amlikar, della ricca collezione del Metropolitan Museum di New York,
che presenta un’iconografia piuttosto interessante. Infatti su
questo scialle figurato è ricamata una serie di immagini che sono
riconducibili all’opera letteraria di uno dei più celebrati poeti
persiani del XII sec., Abu Muhammad Ilyas ibn Yusuf ibn Mu’ayyad,
noto come Nizami.
Il puntuale confronto fra le dettagliate scene rappresentate sullo
scialle e alcune miniature relative al Khamsa di Nizami rendono
evidente la fonte di ispirazione. L’attribuzione del personaggio
Majnun (che significa “pazzo d’amore”) viene confermata dalla
lettura di una delle iscrizioni riportate sullo scialle. Il
riferimento ad alcuni episodi del poema e la loro
contestualizzazione fanno di questo scialle uno dei rari esempi di
“scialli letterari”, in cui poesia e abilità tecnica si combinano
armoniosamente.
Alcuni
importanti interni con arazzi nei Paesi Bassi
Hillie Smit (pag. 15)
Tra le collezioni olandesi di arazzi, quelle dei Paesi Bassi sono
tutte inventariate e pubblicate. Dopo il primo volume dedicato alle
province meridionali (1988) e il secondo relativo al Rijksmuseum di
Amsterdam (2004), verrà presto pubblicato anche il terzo volume
relativo alle rimanenti collezioni pubbliche. Questo articolo dà
un’anticipazione di alcuni importanti arazzi conservati in interni,
che saranno pubblicati nel terzo volume. Gli arazzi qui presentati
sono: il set di due arazzi di Antwerp della Town Hall a Nijmegen,
con le Metamorfosi e la Storia di Didone ed Enea (c. 1677); il set
di Oudenaarde con Il Pastor Fido (c. 1730) conservato nel Museo
Simon van Gijn a Dordrecht, il set di Delft con il Paesaggio con
animali (c. 1670) a Slot Zuylen, Paesaggio con figure allegoriche,
da Amsterdam (1710), nella Town Hall di Enkhuizen, un set delle
Stagioni (c. 1730-1750) – proveniente probabilmente da Berlino – nel
Castello Amerongen, e due arazzi da Tournai (c. 1790) nel Parliament
Building a The Hague. I tre grandi arazzi della Scuola Meridionale
Olandese con la Redenzione di Gesù Cristo (c. 1500-1520) nel
Castello De Haar, l’Udienza dell’imperatore cinese proveniente da
Beauvais (c. 1700) e i due arazzi con soggetto mitologico
provenienti da Aubusson (c. 1782-1790), nella House Doorn, sono
esempi di arazzi acquisiti più tardi.
Una
“inedita” fonte d’abbigliamento maschile del Cinquecento.
Spunti metodologici
Francesca Piovan (pag. 20)
Il contributo intende valutare l’attendibilità vestimentaria e la
coerenza cronologica di un inedito testo figurativo di moda - il
disegno di un giovane in giubbone e bragoncini, rinvenuto tra gli
atti di un notaio trevigiano del XVI secolo - proponendo un percorso
metodologico d’indagine basato sull’analisi comparata di fonti
coeve.
La moda “a
tavola”.
Relazioni tra figurini di moda e oggetti d’arte applicata nella
seconda metà del Settecento
Isabella Campagnol Fabretti (pag. 23)
Nell’ultimo quarto del Settecento la pubblicazione in Francia delle
prime riviste di moda favorì la diffusione e la circolazione delle
novità nel campo dell’abbigliamento. I figurini acquerellati,
corredati da didascalie esplicative, iniziarono ad essere ben presto
pubblicati anche in Italia, spesso riprendendo identici modelli
francesi. Rappresentazioni di abbigliamenti “alla moda” compaiono
anche in oggetti d’uso, come vasellame o cristallerie, costituendo
un’ulteriore possibilità di diffusione delle mode presso un pubblico
non sufficientemente abbiente o letterato per acquistare le riviste.
Alcune esempi di porcellane e vetri prodotti in area veneta nel
periodo in esame offrono la possibilità di analizzare in che modo le
nuove mode provenienti da Francia e Inghilterra vennero recepite nel
territorio.
Sulle tracce
dell’allume di Roma
Stefanella Sposito (pag. 27)
L’allume di rocca, estratto dall’alunite mediante un complesso
processo di trasformazione, era noto alle popolazioni antiche fin
dai primordi della nostra civiltà anche come mordente nelle tinture
per tessuti. Gli “itinerari dell’allume” hanno influenzato, con le
loro dinamiche storico-economiche, buona parte dello sviluppo
mercantile del Mediterraneo, determinando fortemente anche la
qualità della produzione dei manufatti tessili in ambito europeo. Ne
danno testimonianza molte fonti letterarie, ricettari e libri di
conti provenienti dalle botteghe artigiane, dove vigevano
sostanziali diversificazioni nell’uso delle sostanze tintorie e
delle loro applicazioni sulle differenti fibre, al fine di ottenere
molte tonalità di colore. La scoperta dei ricchi giacimenti di
allume, avvenuta nel 1460 sui Monti della Tolfa, una località
dell’alto Lazio, a nord-est di Civitavecchia, di proprietà dello
Stato Pontificio, produsse redditi regolari e sostanziosi, che
confluirono inizialmente nella “Cassa della Crociata”, fondo
monetario adibito per la Seconda Crociata contro i Turchi. Per oltre
tre secoli la Camera Apostolica permise, nel territorio,
l’estrazione e la lavorazione dell’allume, attraverso l’appalto
delle cave a cielo aperto e in seguito in galleria, concesse ad
importanti famiglie fiorentine, genovesi e pisane come i Medici, i
Chigi, i Pazzi ed i Pallavicino. Le cave dei Monti della Tolfa sono
considerate dagli storici la più importante impresa mineraria del
XVI secolo in Europa.
Il restauro
dei paramenti del vescovo Fidenzio. Un “brandello” di storia
padovana
Annamaria Morassutti (pag. 39)
I tessuti oggetto del restauro sono databili al 1595, all’epoca
della ricognizione del vescovo padovano Marco Corner, che volle, 146
anni dopo la precedente sistemazione, adornare le spoglie di San
Fidenzio di mitria, pianeta, stola e manipolo, ogni cosa di color
bianco. Il recupero dei paramenti, gravemente deteriorati, ha
permesso di riscoprire anche un “brandello” di storia padovana.
Dignità e
splendore. Gli indumenti e i parati di uso liturgico dei secoli
XVI-XIX del Museo Diocesano di Rieti
Ileana Tozzi (pag. 46)
Il saggio contiene un profilo storico critico della collezione
tessile esposta nel Museo dei beni ecclesiastici della Diocesi di
Rieti, nella quale sono conservati parati vescovili, insegne,
accessori liturgici dal XVI al XIX secolo. A corredo sono presentate
le schede di alcuni manufatti.
FILO
FORME anno 5 n. 13
English
Abstract
Presentazione
Maria Beatrice Bertone
In questo numero sono proposti tre articoli, che
hanno come tema comune i paramenti sacri, quali veicoli di
trasmissione nei secoli di molta parte del patrimonio tessile in
Italia.
Il paramento sacro viene presentato per essere stato un oggetto
d’uso ecclesiastico e come tale è inserito nel patrimonio
ecclesiastico di molte chiese. Lo strumento per conoscere spesso
l’entità e la storia di molti paramenti risulta essere quello
dell’indagine archivistica, sia in presenza di paramenti sia in loro
assenza nel contesto di un edificio sacro. L’indagine archivistica è
polivalente nel fornire informazioni e la lettura dei documenti va
condotta con strumenti interdisciplinari.
I paramenti sono un importante riferimento nella documentazione di
un’epoca, della storia dell’abbigliamento ecclesiastico, completano
l’immagine di un’epoca o la storia dell’edificio in cui sono
conservati, dei personaggi che li hanno donati oppure indossati,
dando a loro volta occasione per suggerire ricerche, o esposizioni,
per approfondire i temi. In tali contesti è possibile valorizzare il
bene, tessuto o ricamato, con proposte finalizzate alla loro
conservazione e tutela.
Nei secoli la trasmissione di questi beni è stata soggetta a molte
condizioni che non si differenziano in relazione all’epoca, e che
hanno determinato spesso la dispersione, la cattiva o la buona
conservazione dei paramenti. Per questo la ricerca e lo studio nel
settore del restauro devono poter apportare metodologie appropriate,
interagire con l’indagine storica del bene oggetto di intervento.
L’aggiornamento degli studi e la possibilità di porli a confronto è
uno dei mezzi più appropriati per promuovere e valorizzare il
settore.
Questo soprattutto perché la conoscenza dei paramenti sacri da parte
del pubblico non specialistico, risulta variegata, e dunque più le
ricerche, gli studi, le esposizioni proseguiranno seguendo parametri
scientifici non improvvisati, più sarà possibile operare in maniera
unitaria per la valorizzazione dei beni tessili.
Un’indagine campione per la conoscenza dei paramenti sacri in alcune
fonti ecclesiastiche tra la metà del XVI e gli inizi del XVII secolo
Michela Cimolino (pag. 13)
Lo studio vuole fornire uno strumento di
valutazione e di indagine nella storia dei paramenti sacri,
prendendo a modello un particolare momento storico e un territorio,
chiarendo l’utilità della verifica delle visite pastorali come fonte
di conoscenza dei tessuti e dei paramenti. L’analisi documentaria
risulta efficace e importante nel caso di confronti diretti con
oggetti riferiti all’epoca del documento e presenti ancora nelle
chiese, come altrettanto lo è nel caso in cui la chiesa di
riferimento nel documento non possegga più beni pertinenti il
periodo del documento stesso.
PARAMENTI e PATRIARCHI
Nuova esposizione di tessuti nel Museo del Duomo di Udine
Maria Beatrice Bertone (pag. 10)
Una nuova esposizione di tessuti nel Museo del
Duomo di Udine è dedicata ai secoli XVII e XVIII. In evidenza i
paramenti donati dai Patriarchi Dolfin, che illustrano le tipologie
tecniche e stilistiche nella produzione tessile e del ricamo. I
corredi descrivono la storia dell’abbigliamento ecclesiastico,
dall’abito all’accessorio, documentando l’impiego dei singoli
oggetti durante le celebrazioni di un tempo. L’esposizione si
collega a quella delle altre sale, in cui è esposto il corredo
funebre del Patriarca Bertando di Saint Gèniés (XIII-XV secolo),
formando un percorso della storia del tessuto unico nella regione
Friuli Venezia Giulia.
Studi, ricerche e restauri sul ricamo in Italia
Flavia Fiori, Maria Beatrice Bertone (pag. 13)
S’intitola “Telai” l’ultimo spettacolo di Laura Curino, che
interpreta il lavoro scenico come narrazione di vite vissute,
affabulazione di memorie personali e collettive. Il filo conduttore
del testo teatrale è un telaio. Ad esso rimanda ogni singola storia
di questo straordinario archivio del nord-est, storie di vita di una
decina di donne vissute tra Schio e Venezia tra il 1600 e i primi
anni del Novecento. Intorno ai ferri del mestiere, arcolaio, ago,
tombolo, spoletta, si coagulano tempi, luoghi, personaggi, vicende
intime, mai disgiungibili dalle coordinate socio-economiche e
politiche del momento storico in cui si situa la trama del discorso.
Elemento scenico straordinariamente funzionale alla narrazione: un
rettangolo di stoffa leggera, che diventa di volta in volta soggolo
virginale di suora, trepidante velo da sposa, scialle, cappuccio,
sopraveste….insomma proprio quell’indumento che contrassegna la
singolarità assoluta di ogni esistenza.
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