
CASA EDITRICE
Sezione Beni Culturali
CATALOGHI d'ARTE
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a cura di Virginia Baradel, ADOLFO CALLEGARI (1882-1948) DA CA’ PESARO AI COLLI EUGANEI (Catalogo della mostra) illustrazioni a colori e b/n - copertina a colori pp 176 - F.to 21 x 27 - p.d.c. 30,00 ISBN 978-88-6336-026-4 CAT6 In occasione del sessantesimo anniversario
della morte di Adolfo Callegari (pittore, archeologo, storico d’arte,
custode dei monumenti, cultore degli Euganei) una mostra e un catalogo
ricostruiscono e rendono omaggio all’illustre personaggio che attraversò da
protagonista la cultura artistica della prima metà del secolo scorso in
territorio veneto.
SCRITTI DI Virginia Baradel è storico e critico d'arte. Ha collaborato con la Biennale di Venezia, la Fondazione Bevilacqua La Masa e con diversi musei veneti. Negli anni Novanta è stata consulente per l'arte del Novecento della Fondazione Querini Stampalia a Venezia. Negli ultimi anni ha curato la mostra "La grande svolta. Viaggio in Italia negli anni sessanta" (catalogo Skira) e "Boccioni prefuturista. Gli anni di Padova"(catalogo Skira). Suoi i saggi su Padova nei due volumi su "La Pittura del Novecento nel Veneto" (Electa-Mondadori-Regione Veneto). Collabora con la terza pagine delle testate Finegil del Nord Est: Il Mattino di Padova, La Nuova Venezia. La Tribuna di Treviso. |
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Riccardo Perale, VAPORE D’ACQUA I VAPORETTI DEL CANAL GRANDE (Catalogo della mostra) SCRITTI DI Virginia Baradel, Arrigo Cipriani, Enrico Gusella illustrazioni e copertina a 4 colori pp 88 - F.to 21 x 28 - p.d.c. 25,00 ISBN 978-88-6336-025-7 CAT5 La maggior parte dei lettori di questa bella pubblicazione di Riccardo Perale non hanno mai visto un vero vaporetto. Uno di quelli che avevano la caldaia a carbone che produceva il vapore per farli funzionare. Da qui anche il nome. La forma negli anni non è cambiata di molto. Lo scafo è dislocante e copia quello dei grandi bastimenti. Non è il massimo per una certa risacca provocata dal pescaggio che richiama acqua da sotto le fondamenta dei palazzi ad ogni passaggio in Canal Grande. Non sono un gran che anche sotto il profilo della stabilità con il peso dei passeggeri sopra il livello dell’acqua. Ma, anche con tutti questi difetti, il vaporetto rimane un simbolo della città. Come i Cable Cars di San Francisco. Vaporetti erano, almeno all’inizio, anche quelli che facevano servizio per le isole della laguna. I primi, a vapore, furono sostituiti da altri con il motore diesel, oggi i vaporetti sono rimasti più o meno gli stessi, modernizzati nei comandi, ma non al passo con i progressi dell’ingegneria navale. Riccardo Perale li ha idealizzati in forme oniriche. È stato talmente bravo da farli sembrare belli. La ricerca espressiva di Riccardo Perale parte dalla fotografia stampata, attraversa l’esuberanza della virtualità -la variabilità incessante delle mutazioni elettroniche- e torna alla stampa riportando il virtuale a una logica paradossalmente naturalistica. Per questo processo creativo avanziamo l’ipotesi critica di un naturalismo dell’invisibile, inteso come percezione di un’identità più interna di quella visibile, velata dietro il dominio delle apparenze ma anche delle sembianze.
Riccardo Perale nasce a Venezia nel 1946
e vive a Padova dal 1974. Appassionatosi presto alla fotografia e alla
cinematografia, a sedici anni vince il premio nazionale Anica Agis, con un
cortometraggio sul vetro di Murano. Decide di fare il medico e sceglie la
più immaginifica delle specialità, la radiologia. |
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a cura di Silvia Pichi, IL TESORO DI SAN SALVADOR ARTE ORAFA A VENEZIA TRA FEDE E DEVOZIONE (Catalogo della mostra) a cura di Nicola Galvan, Annamaria Sandonà, Giorgio Segato illustrazioni a colori - copertina a 4 colori pp 176 - F.to 20 x 33 - p.d.c. 40,00 ISBN 978-88-6336-024-0 CAT4 Grazie al permanere di un’ininterrotta tradizione di fede si è costituito nel tempo quell’insieme di oggetti, che oggi compongono il Tesoro di San Salvador. Esso appartiene al patrimonio degli arredi sacri tuttora conservati nella sacristia e nei locali adiacenti e, in misura non trascurabile, ancora utilizzati secondo la loro specifica funzione liturgica. Ciascuno degli oggetti esposti ha un valore che non può ridursi alla mera valutazione sul mercato antiquiario. Il tesoro di San Salvador custodisce oggetti diversi per epoca e stile, per funzione e qualità artistica, fabbricati in un arco di tempo che va dal XIV al XX secolo. Dall’epoca più antica abbiamo ereditato splendidi manufatti di diversi stili. Sui reliquiari dove si stagliavano smalti traslucidi pare di scorgere il fascino dei primordi di San Salvador. Con il nodo del fusto in gotico fiorito un reliquiario riporta alla memoria la Venezia che si affermò a partire dalla quarta crociata, allorchè divenne luogo dove il culto delle reliquie della Passione di Cristo e dei martiri dei primi secoli ebbe un’incidenza notevole e da qui poi si diffuse per l’intera Europa… e via via dal Rinascimento fino a pochi decenni fa ogni altro oggetto riassume un momento del vissuto comunitario delle chiese di San Salvador e di San Bartolomeo, per le quali fu commissionato ora da una Scuola di mestiere o di devozione, ora dal parroco del tempo o da qualche fedele. Ancor oggi nel luogo più significativo, incastonato in quell’originale pannello e fastigio sovrastanti l’antico altar maggiore, si trova il celebre paliotto d’argento dorato. Silvia Pichi è laureata presso l’Università di Firenze e specializzata in storia dell’arte orafa; come docente di storia delle arti applicate ha insegnato per numerosi corsi dedicati all’oreficeria, al mobile antico e alla tarsia lignea. A Venezia si occupa di didattica mussale all’interno dei musei statali e civici, collabora con la Soprintendenza di Milano per il Cenacolo Vinciano e la Pinacoteca di Brera, con quella di Trieste per il Castello di Miramare, con quella di Mantova per Palazzo Ducale e con la Soprintendenza vicentina per il Teatro Palladiano. È impegnata nella campagna di Inventariazione e Catalogazione dei Beni Ecclesiastici della Diocesi che si svolge presso l’Ufficio Beni Culturali del Patriarcato di Venezia. Numerosi sono i saggi e le monografie pubblicati dedicati all’arte orafa. |
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Giuseppe Polisca, TAVOLE SPEZZATE (Catalogo della mostra) a cura di Nicola Galvan, Annamaria Sandonà, Giorgio Segato illustrazioni a colori - copertina a 4 colori pp 50 - F.to 21 x 21 - p.d.c. 10,00 ISBN 978-88-6336-019-6 CAT3 In sintonia con diverse esperienze artistiche contemporanee,
la ricerca di Giuseppe Polisca è caratterizzata nell’approccio operativo da
un confronto con l’idea di superficie. Le sue tavole incise, percorse da
materiali preziosi e rari, accanto ad altri poveri e comuni, sembrano
perseguire l’ipotesi di fare del campo tradizionalmente dedicato alla
rappresentazione non solo un vero oggetto, ma un luogo testimoniante il
succedersi degli avvenimenti che la manualità del lavoro produce. […]
L’architettura religiosa si pone al centro di gran parte dei lavori recenti
dell’artista urbinate. Il pensiero di Polisca è uso frequentare la
riflessione di tipo spirituale quanto la speculazione specificamente
teologica.
Giuseppe Polisca, è nato a Urbino nel
1943 dove compie gli studi presso l’Istituto Statale d’Arte, nella sezione
di calcografia, sotto la guida dei maestri Leonardo Castellani e Renato
Bruscaglia. |
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Cristina Cocco, EVOLUZIONE (Catalogo della mostra) a 4 colori pp 16 - F.to 21 x 28 - p.d.c. 5,00 CAT2 L’installazione di Cristina Cocco negli
spazi dell’Orto Botanico di Padova appare come un’opera compiuta, un
capo-lavoro di sintesi del suo percorso d’artista. Una summa di riflessioni
e processi in cui hanno parte dominante il tema della vita naturale e
l’esperienza del tempo, interpretati da una pittura in grado di cogliere e
restituire, con i propri mezzi, il mistero dell’evoluzione. I lati del
grande cubo diventano schermi di rappresentazione delle fasi salienti di
trasformazione. L’andamento pittorico asseconda la mutazione e diventa, allo
stesso tempo, medium e metafora di ciò che accade, parallelamente, nello
sguardo-mente dell’artista e nell’acqua dello stagno. Dunque colori e
stesure tendono a rendere i tracciati dell’evoluzione. Cristina
Cocco si diploma all'Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1991.
Ben presto si fa notare per una non comune padronanza del mezzo pittorico
che la porta da un lato a dipingere nei modi di un aggiornato naturalismo e
dall'altro ad abbracciare la lezione dell'informale gestuale di Vedova che
la Cocco elabora in modo del tutto personale Dal 1989, anno della
partecipazione a “Mobile e Motivo”, Venezia Design (a cura di Ennio
Chiggio), sono moltissime le partecipazioni a mostre. Nel 1994 realizza la
scenografia per il balletto "Quadri di un'esposizione" al Teatro Verdi di
Padova. A metà degli anni novanta inizia un periodo di riflessione. La Cocco
interrompe volutamente il corso di una fluente abilità pittorica, che le
viene ampiamente riconosciuta, e si applica ad una ricerca più problematica
e segreta. Arriva così alla stagione dello stagno e delle ninfee, a quella
soglia dove l'informale della pittura si rispecchia nell'informe della
natura. |
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curatore Franca Pellegrini, GIUSEPPE JAPPELLI E LA NUOVA PADOVA copertina a 4 colori pp 288 - F.to 23 x 28,5 - p.d.c. 55,00 ISBN 978-88-6336-008-0 CAT1 Negli anni che vedono la caduta della Serenissima, il dominio
napoleonico, l’inclusione di Padova e del Veneto nel Regno Lombardo Veneto,
la città conosce dopo secoli il primo importante momento di rinnovamento del
suo tessuto. Un nuovo rituale sociale si faceva strada accanto all’emergere
di un’estetica legata al culto di un recupero filologico della classicità,
alla quale presto si sovrapponeva una sempre più pronunciata sensibilità
romantica. |
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