a cura di Fulvio Dell’Agnese, Franco Dal Zotto, Vera Fedrigo, IN MEDIA RES copertina a 4 colori - nutrito apparato iconografico a
colori pp 48 - F.to 16 x 24 - p.d.c.
15,00
ISBN 978-88-6336-144-5
Cat12
In medias res si propone come un intervento artistico di
LandArt. Il titolo di questo evento è una locuzione latina che significa in
mezzo alle cose: un far cominciare il racconto ad avvenimenti in corso, nel
mezzo dell’azione. L’acronimo RES sta anche per Rinnovabile Energia
Sostenibile. Il titolo porta dunque in sé un’ambivalenza di contenuti:
anzitutto allude al creare un evento “altro” in mezzo a cose e fatti “già
accaduti”; in secondo luogo, si fa gioco linguistico per portare alla luce
il pensare creativo degli artisti contemporanei in merito al concetto di
energia, metaforicamente considerato al di là delle accezioni più
strettamente connesse al significato produttivo o consumistico del termine.
Fulvio Dell’Agnese, laureato in Storia dell'Arte Moderna e
Contemporanea presso l'Università degli Studi di Venezia, specializzato in
Storia dell'Arte Contemporanea con E. Crispolti presso la Scuola di
Specializzazione dell'Università degli Studi di Siena. Riserva particolare
interesse al settore dell’arte parietale, tanto nelle sue espressioni di età
rinascimentale quanto nelle sue elaborazioni contemporanee. Franco Del Zotto, diplomato presso la scuola di restauro di
Villa Manin di Passariano, e diplomato presso l’accademia di Belle Arti di
Venezia, è professionista nel settore della conservazione delle opere d’arte
e nella realizzazione di opere d’arte d’arredo urbano e private. Vera Fedrigo, diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di
Venezia in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo, con una tesi
specialistica in Nuove Tecnologie per le Arti, diplomata presso un corso di
restauro in manufatti lignei e lapidei, si occupa
di comunicazione visiva, restauro d'opere d'arte, new media art.
NOVITA'
Nicola Artuso, DISSENSO
Arte per ridere contro IN COLLABORAZIONE CON
Valter Cancian, Ugo Gazzola, Francesco Mangiaracina, Luca Parisato, Anna
Pietropolli, Martina Pulin, Annamaria Rosin, Eva Stimamiglio, Serena
Testolin, Sergio Tisato, Silvia Zarour, Michela Zecchini
copertina a 4 colori pp 16 - F.to 21 x 28 - p.d.c.
5,00
ISBN 978-88-6336-134-6
Cat11
Ma siamo proprio così, ferocemente arrabbiati o terribilmente
ridicoli, incredibilmente soli o con serie capacità di relazione,
probabilmente sì. È inevitabile porsi questa domanda osservando, anche
distrattamente, le sculture (sculture?) di Nicola Artuso. Osserviamoli,
allora, questi “oggetti”, soffermiamoci, è inevitabile non vederci riflessi.
Stiamo osservando noi stessi. È impossibile non farsi delle domande. Nicola
Artuso è veramente abile, ci tende delle trappole con questi bizzarri
giocattoli, per la maggior parte realizzati in legno. Ci cattura, ci lega ad
una sedia e ci dice: guardati? guarda cosa sei diventato. Dove sono finite
la spensieratezza, la tolleranza, l’aspirazione a migliorarsi. Dove sei
finito? Cosa pensi di tutto questo? Non sono neppure “finite” queste
sculture, o meglio, rifinite - malgrado l’artista sia in grado di realizzare
opere di alta
qualità artigianale -, non mette in pratica questo sapere, anzi si sforza di
dimenticarlo creando così degli omini arrabbiati e brutti, non completi, non
finiti.
Nicola Artuso (1965) artista e scrittore, vive e lavora a Padova. Si
occupa di realizzazioni audio e video finalizzate alla comunicazione
artistica, sociale e divulgativa, lavora il legno, il metallo e le materie
plastiche, realizza eventi, mostre e performance. Fa parte dell’Associazione
Cuore di Carta per la diffusione della cultura attraverso il libro e
dell’Associazione Amistad per il teatro. Ha pubblicato i romanzi Il Passo
Perfetto e Madhar, quest’ultimo si è aggiudicato il premio nazionale “Più a
Sud di Tunisi”. Diffonde i suoi romanzi attraverso spettacoli teatrali,
booktrailer, videoclip e audiolibri. Si interessa di ricerca spirituale
psicologia, filosofia e in particolare di metodi di liberazione dagli stati
di disagio mentale e ambientale.
a cura di Marina Bakos, Silvana Weiller Romanin Jacur
Dipinti e parole copertina a 4 colori
nutrito apparato iconografico a colori e in bianco e nero pp 108 - F.to 21,5 x 21,5 - p.d.c.
15,00
ISBN 978-88-6336-117-9
Cat10
Silvana Weiller è stata senz’altro una Figura di spicco del
panorama artistico e culturale della Padova degli anni Cinquanta e Sessanta.
Nata a Venezia il 29 maggio 1922 e vissuta a Milano fino al 1944, si
trasferì a Padova nell’immediato dopoguerra dove si inserì molto presto, con
eleganza e competenza, nella realtà cittadina. Artista ed intellettuale di
rilievo, seppe negli anni farsi apprezzare per la sensibilità e
l’intelligenza, vivaci e poliedriche, che caratterizzavano ogni sua
produzione o intervento critico. Nella Padova di quel periodo le donne che
si cimentavano in campo artistico erano rappresentate da un’entità
relativamente ristretta e Silvana Weiller, con una partecipazione discreta
ma costante e attenta, è forse stata l’unica a incarnare una figura di
intellettuale in tutta la sua completezza. Coscienziosa interprete del suo
tempo, ne ha tradotto ogni aspetto svelandone autenticità o innovazione con
mente brillante ed eclettica.
CURATORE:
Marina Bakos, padovana, studiosa di arte contemporanea.
NEL CATALOGO INTERVENTI DI:
Virginia Baradel, Stefano Annibaletto, Elisabetta Vanzelli.
a cura di Chiara Costa, Renato Pengo, CRISTINA COCCO
evoluzione copertina a 4 colori pp 72 - F.to 21 x 21 - p.d.c.
12,00
ISBN 978-88-6336-102-5
Cat09
Sull’evoluzione ciclica che coinvolge ogni organismo nel
paradosso apparente tra due concezioni opposte, ma non inconciliabili del
Tempo, l’artista concentra lo sguardo e percepisce con esaltazione lo
slancio vitale oltre il deperimento e il suo eterno perpetuarsi. Il continuo
prodursi delle medesime condizioni di nascita e morte nella successione
senza fine degli istanti non crea il drammatico vuoto di senso, che accomuna
poeti e artisti in assenza di una prospettiva escatologica, ma conduce al
riconoscimento di un ordine, misterioso e palese nel contempo, dall’infinita
potenza metamorfica. L’incontro fatale avviene nell’Orto Botanico di Padova,
fondato nel 1545 in qualità di Horto medicinale e sin dall’origine al centro
di un intenso scambio di conoscenze. In questo luogo Cristina Cocco
intraprende la sua recherche, che continua da dieci anni senza pause né
ripensamenti. Un atteggiamento che si concretizza nel passaggio dai primi
Filtri a Evoluzione, ciclo di dieci tele – due dittici e due trittici –
presentate per la prima volta nel 2008 presso l’Orto botanico di Padova e,
quindi, riproposte a Palermo.
Cristina Cocco, nasce a Padova dove vive
e lavora, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1991. Ha al
suo attivo una intensa attività artistica, qui ricordiamo solo l’attività
degli ultimi due anni: nel 2008 esegue l’effige del Presidente della Camera
di Commercio di Padova Gianfranco Chiesa, ora nella galleria di ritratti
nella sala presidenziale della Camera di Commercio di Padova. - Partecipa
alla 2° edizione dell’“Open Day” del Conservatorio Pollini di Padova con una
istallazione di pittura, musica, luci e video, nel cortile interno adiacente
all’atrio del Conservatorio. - 18 dicembre 2008 rogetta e organizza una
serata evento multimediale all’Orto Botanico di Padova. - 26 agosto 2008
Viene inaugurata Evoluzione, Mostra personale nella sala centrale
dell’“Araucaria” dell’Orto Botanico di Padova.
Enzo Siviero, PONTEGGIANDO (Bridging) interno a colori - copertina a 4 colori pp 112 - F.to 21
x 29,7 - p.d.c. 25,00
ISBN 978-88-6336-081-3
Cat08
A dieci anni dalla sua prima inaugurazione nella Villa Pisani
di Stra, la mostra e il catalogo dei progetti realizzati, studiati o
ispirati da Enzo Siviero, dopo aver fatto il giro del mondo, si ripropone a
Padova. Si tratta di una esibizione - peraltro estremamente interessante e
che rende merito alla creatività ed alla abilità ingegneristica di Enzo
Siviero - che raccoglie le iniziative volte in direzione di una nuova
rimodulazione dei rapporti tra discipline, scientifiche ed umanistiche,
secondo i canoni interdisciplinari attuali. É infatti ormai noto che la
complessità della realtà non possa essere affrontata attraverso una troppo
netta separazione dei saperi, e che solo una integrazione tra competenze
possa davvero costituire, nei fatti, la strada per comprendere e governare
le sfide della modernità. Per questo motivo, abbiamo voluto insistere sul
motivo (simbolico, ma anche reale) del ponte: come unione di territori, come
dialogo di culture, come passaggio sopra un ostacolo.
Enzo Siviero, nato a Vigodarzere (Padova), il 19
Gennaio 1945 e residente in Padova, è ingegnere strutturista, Professore
Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso lo IUAV di Venezia e
Consultant Professor presso il College of Civil Engineering della Tongji
University di Shanghai-Cina. Laureatosi presso la facoltà di Ingegneria di
Padova, ha condotto negli anni un’approfondita ricerca sul tema del ponte,
sia in campo accademico che professionale, dedicando gran parte della sua
carriera Accademica ad “insegnare le strutture agli architetti”, alla
ricerca del punto di equilibrio tra struttura e forma, comportamento
meccanico e caratteristiche estetiche. Questo obiettivo è stato raggiunto
principalmente nell’attenzione rivolta all’importanza del “Conceptual
Design” dei ponti, puntando l’attenzione sull’oggetto all’interno del
paesaggio, al fine di realizzare un più sostenibile e meno invasivo sviluppo
delle infrastrutture. Enzo Siviero è autore di numerosi e importanti
progetti sia da solo che in team progettazione con numerosi architetti e
ingegneri. Enzo Siviero è inoltre il Direttore Tecnico della Società di
ingegneria “PROGEeST Srl” con sede a Padova, che offre servizi di ingegneria
ed opera nel settore della progettazione di ponti, passerelle ed
infrastrutture.
a cura di Giorgio Segato e Alessandra Urso, LE DUE CARRARE interno a 4 colori - copertina a 4 colori pp
36 - F.to 21
x 21 - p.d.c. 8,00
ISBN 978-88-6336-058-5
Cat07
Questo agile catalogo esce in occasione dell’inaugurazione del
monumento alle “Due Carrare”. Questa grande scultura bronzea, opera di
Alessandra Urso, è collocata nel cuore della rotonda centrale dell’omonimo
Paese e vuole dare un segno di benvenuto a colui che entra nella piazza
oltre che informare il viaggiatore che questo è un Paese giovane di appena
14 anni, frutto della fusione di due centri vicinissimi tra loro, ma con
profonde radici storiche. Proprio questa è una delle principali
sottolineature dell’opera: l’unione di due Paesi contigui, vicini tra loro e
con molti interessi comuni, con un territorio omogeneo ed una storia unica
legata alla Signoria dei Carraresi, testimoni quindi insieme di una cultura
consolidata. Il monumento alle “Due Carrare” introduce un’altra nozione di
città: città del tempo, della bellezza, dell’accoglienza, dell’arte,
dell’intellettualità, della cura, della salute, della solidarietà.
All’interno interventi di: Sergio Vason. Alessandra Urso, Giorgio Segato,
Giuseppe Zamarin, Maria Luisa Biancotto.
Alessandra Urso nasce a Padova il 18
Settembre del1968. Figlia d’arte, segue i corsi di studio artistici presso
il Liceo Modigliani di Padova e l’Accademia di Belle Arti di Venezia,
cominciando l’attività espositiva nella sua città. Nel 1999 comincia a
collaborare con diverse fonderie d’arte del territorio italiano; da questo
momento l’artista si dirige verso la scultura monumentale, realizzando opere
funerarie e statue religiose per le Fonderie Caggiati-Matthews di Pittsbourg
(U.S.A.), per le quali lavora ancora oggi. Tra le numerose collezioni
pubbliche e private che ospitano le sue opere, si citano l’installazione per
il Museo Apple di Quiliano (Sv), il monumento ritratto in bronzo di Livio
Zen presso la sede dell’azienda Irsap di Rovigo, la scultura “Sirena” presso
l’Hotel Terme Preistoriche di Montegrotto T. (Pd) e i tre bassorilievi in
bronzo per il Duomo di Capo D’Orlando (Me), oltre che la statua “Lilith”
presso la Fondazione Rita Levi Montalcini di Roma.